“Ariosto e Cervantes” di Pedro Garcez Ghirardi

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Dianora Bardi

Un giudizio di Cervantes sulla pazzia di Orlando è l’occasione per un’ analisi del tema della pazzia in Ariosto, il quale ha risentito della tradizione cristiana, da Agostino a Petrarca, più di quanto si pensi. Pagine (in italiano) di Pedro Garcez Ghirardi, dell’Università di San Paolo, in Brasile.

Drago

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Dianora Bardi

La credenza nel drago è universale nel pensiero filosofico come nella superstizione popolare cinese. è un mostro mitologico estremamente diffuso sin dalla più remota antichità, dato che già compare nei motivi dei bronzi arcaici; di solito viene rappresentato con muso bovino, corna di gazzella, corpo di serpente e artigli di fenice. Divenne simbolo di fertilità, perché si riteneva che portasse la pioggia. A questo titolo senza dubbio lo rappresentarono i primi pittori cinesi, come Cao Pu Xing nel sec. III.

Mario Trombino, Un percorso sul concetto di educazione

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Dianora Bardi

 

Il concetto di educazione nella tradizione filosofica greca del periodo classico – Sofisti, Socrate, Platone, Aristotele – non può essere compreso se non nel contesto della polis: educare una persona significa per questi filosofi educare il cittadino. Le ragioni per cui è visto in maniera così stretta il legame tra l’uomo e il cittadino sono diverse da filosofo a filosofo; ma dietro le ragioni filosofiche è indubbio che su questo punto tutti subiscano l’influsso della concezione tipicamente greca dell’uomo, una concezione che non aveva eguali nelle culture dei popoli vicini e che i Greci sentivano fortemente come propria: l’uomo come portatore di una cultura che si esprime nella sua libertà individuale, resa possibile soltanto dalla vita nella libera comunità politica, la polis.


Elio Rindone, Il problema del tempo e della storia nella filosofia medioevale

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Dianora Bardi

L’uomo della Bibbia, come abbiamo visto, non ha paura della storia, non sogna una realizzazione al di fuori del tempo ma, al contrario, ritiene che proprio questo mondo vada trasformato secondo il progetto divino. La tradizione cristiana, invece, caratterizzata da una decisa svalutazione della vita terrena, ha orientato il desiderio dell’uomo verso una felicità paradisiaca posta al di là della storia. Come è potuto accadere ciò? Già lo studio delle opere dei Padri della chiesa permette di vedere come essi, utilizzando categorie interpretative estranee alla Bibbia, abbiano finito non di rado col travisarne il messaggio. Soprattutto il pensiero di Agostino merita di essere esaminato con particolare attenzione, perché è proprio la sua originale sintesi di elementi di varia provenienza che ha avuto la più larga influenza sulla cultura occidentale e che è comunemente considerata la tipica concezione cristiana della storia.

Elio Rindone, Il problema del male nel Medioevo

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Dianora Bardi

È noto che la storia dell’Occidente è erede di due grandi visioni del mondo, quella greca e quella biblica e, ancor più, della fusione, gradualmente realizzatasi, di questi due paradigmi. Per comprendere la concezione del male ancora oggi diffusa in Occidente è quindi necessario vedere come quelle due prospettive si sono intrecciate nel Medioevo. La cultura moderna ha a lungo dato un giudizio negativo sulla civiltà medievale mentre gli studiosi cattolici hanno visto nel pensiero di quell’età la sintesi insuperabile della ragione greca e della fede biblica. La situazione, però, è a poco a poco mutata: se la storiografia più avvertita oggi non parla più di ‘secoli bui’, la rivoluzione in campo esegetico, verificatasi nel ’900 anche in ambito cattolico, ha mostrato come la teologia medievale, utilizzando categorie interpretative estranee alla Bibbia, abbia finito spesso col travisarne il messaggio.

Elio Rindone, La felicità nel Medioevo

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Dianora Bardi

È noto che i pensatori medievali, che nutrivano un’autentica venerazione per le loro fonti, sono stati fortemente influenzati sia dalla Bibbia che dalla filosofia greca. Privi però degli strumenti filologici che mettono gli studiosi contemporanei in condizione di avvertire la distanza che separa questi due mondi, essi hanno letto la Scrittura con le categorie filosofiche della Grecia e i filosofi antichi con le categorie bibliche, finendo, quindi, col far dire a libri, che pur ritenevano ispirati e a cui volevano restare assolutamente fedeli, cose che i loro autori non immaginavano nemmeno. Di conseguenza, la cultura medievale, più che il coerente sviluppo del messaggio biblico originario, costituisce un’originale mescolanza di due prospettive che avevano ben poco in comune, tanto che uno dei problemi più urgenti per la chiesa, a giudizio di non pochi teologi cattolici, è proprio quello della deellenizzazione del cristianesimo.

Sognare sogni dolorosi, risvegliarsi con la coscienza di niente. L’essenza della filosofia buddhista – Francesco Dipalo

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Dianora Bardi

Ripercorriamo, in breve, le idee fondamentali del Buddhismo. Non miriamo ad un’esposizione completa ed esauriente. I lettori più esigenti avranno modo di placare la propria sete di conoscenza con l’attingere a ben altre fonti. Non esitiamo a rimandarli alla bibliografia che alleghiamo a questa veloce scorribanda. L’intento che ci anima è piuttosto quello di pungolare la curiosità intellettuale di quanti non si sono mai accostati a questa sconfinata galassia del pensiero filosofico, ma sono disponibili al confronto con l’Altro da sé, provano gusto a mettersi in discussione, come professionisti della filosofia, insegnanti o ricercatori, ma soprattutto come uomini e donne.

“Non è mai troppo tardi per filosofare”: dalla carta o dallo schermo di un computer il monito di Epicuro ci fa ancora battere il cuore, non importa in che secolo viviamo, in che luogo, dove andremo a finire.

Un percorso sul concetto di educazione – Mario Trombino

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Dianora Bardi

Il concetto di educazione nella tradizione filosofica greca del periodo classico – Sofisti, Socrate, Platone, Aristotele – non può essere compreso se non nel contesto della polis: educare una persona significa per questi filosofi educare il cittadino. Le ragioni per cui è visto in maniera così stretta il legame tra l’uomo e il cittadino sono diverse da filosofo a filosofo; ma dietro le ragioni filosofiche è indubbio che su questo punto tutti subiscano l’influsso della concezione tipicamente greca dell’uomo, una concezione che non aveva eguali nelle culture dei popoli vicini e che i Greci sentivano fortemente come propria: l’uomo come portatore di una cultura che si esprime nella sua libertà individuale, resa possibile soltanto dalla vita nella libera comunità politica, la polis.

“La dialettica da Kant a Freud” di Alberto Barli

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Dianora Bardi

Tra i sofisti e Aristotele – scrive Livio Sichirollo (1) – la dialettica si manifesta in tutte le sue potenzialità: è una tecnica del dialogo, visione dell’intelligibile e cammino che ad esso conduce, propedeutica alla filosofia, strumento che consente di pervenire ai principi della scienza. E’ dialettica oggettiva, in quanto discorso che esprime le contraddizioni della realtà; ed è dialettica soggettiva, ossia astratta, in quanto articola un mondo di opinioni nè vere nè false, ma che di volta in volta sono provate come tali. In altri termini, dialettica delle cose e dialettica dei discorsi sulle cose.

Dario Zucchello – Che cos’è la filosofia? Concezioni greche: Platone, Aristotele, Epicuro

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Dianora Bardi

Nella tarda antichità, nel commentatore neoplatonico Ammonio di Ermia [V secolo], sono attestate sei diverse definizioni di philosophia:

  • la filosofia è conoscenza dell’essere in quanto essere;
  • la filosofia è conoscenza delle cose umane e divine;
  • la filosofia è meditazione della morte [meletê thanatou];
  • la filosofia è imitazione di dio [omoiôsis theô/’], per quanto ciò è possibile all’uomo;
  • la filosofia è arte delle arti e scienza delle scienze;
  • la filosofia è amore della sapienza.

Giovanni Vailati – L’opinione di due filosofi antichi sui pericoli di un insegnamento prematuro della logica e dell’etica

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Dianora Bardi

Il libro VII della Repubblica di Platone, dedicato, come è noto, all’esposizione e alla giustificazione di quello che ora si chiamerebbe un programma di studi per una scuola destinata a preparare i giovani alle più elevate funzioni della vita civile, è citata spesso dai pedagogisti sopra tutto per la parte dominante che in essa è assegnata allo studio della geometria, come mezzo di disciplina logica e di educazione mentale.

Vi è tuttavia anche un altro lato della esposizione di Platone che, per quanto meno frequentemente osservato, mi pare altrettanto degno di considerazione da parte di quanti si interessano a questioni pedagogiche, ed è quello che riguarda il posto che egli assegna nel suo programma ideale allo studio dei rapporti e delle connessioni fra le varie scienze, alle ricerche sul valore e la portata dei loro principi, alle analisi e discussioni sulle norme supreme dell’agire, e sui criteri del giusto e dell’onesto: alla trattazione insomma di tutte quelle questioni che, nelle nostre scuole secondarie o universitarie, sono riguardate come di competenza dell’insegnante di “filosofia”.

Mario Trombino – Un percorso sul concetto di educazione

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Dianora Bardi

Il concetto di educazione nella tradizione filosofica greca del periodo classico – Sofisti, Socrate, Platone, Aristotele – non può essere compreso se non nel contesto della polis: educare una persona significa per questi filosofi educare il cittadino. Le ragioni per cui è visto in maniera così stretta il legame tra l’uomo e il cittadino sono diverse da filosofo a filosofo; ma dietro le ragioni filosofiche è indubbio che su questo punto tutti subiscano l’influsso della concezione tipicamente greca dell’uomo, una concezione che non aveva eguali nelle culture dei popoli vicini e che i Greci sentivano fortemente come propria: l’uomo come portatore di una cultura che si esprime nella sua libertà individuale, resa possibile soltanto dalla vita nella libera comunità politica, la polis.

Mario Trombino – La filosofia greca: Socrate e Platone

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Dianora Bardi

Le figure dei due filosofi di cui tratteremo in questa Lezione II, così come ci sono stati tramandate, hanno tratti talmente discordanti da apparire a prima vista ben difficilmente accostabili.

Socrate è un cittadino vissuto in povertà e dignità, come certamente tanti nell’Atene del tempo, ma non è inquadrabile in nessuno degli schemi dell’epoca a noi noti: non è un sofista, non è uno scienziato o l’uomo di una setta o di una corporazione. Ci viene presentato come un uomo libero che vive nella sua città rispettandone le convenzioni sociali, gli stili di vita, gli obblighi militari e così via, e fa quello che altri uomini come lui fanno. Ma allo stesso tempo è diverso da tutti gli altri. Ci viene descritto mentre partecipa ad una campagna militare, mentre festeggia la vittoria di un amico ad una gara poetica – e la festa vede, come è abitudine in Grecia, gli amici riuniti in simposio -, mentre passa le sue mattine al ginnasio. Ma, soprattutto, ci viene descritto come uomo che interroga. Che, implacabilmente, pone domande. Senza rapporti di denaro, senza tradizioni religiose alle spalle, senza nulla di nulla, se non se stesso e altri che con lui dialogano, avendo sullo sfondo la scena della città – piazza, ginnasio, casa di amici, prigione – dalla quale (pochi greci davvero lo sono stati) appare inseparabile.

Mario Trombino – Un percorso sulla dialettica nella filosofia greca

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Dianora Bardi

Già gli antichi osservavano che il termine dialettica non è usato dai filosofi greci con lo stesso significato. Come per molti altri termini filosofici, tuttavia, questi diversi usi hanno delle connessioni tra loro, sicché, se non è possibile una definizione univoca della dialettica, è però possibile una storia della dialettica: è possibile cioè seguire i diversi usi che i filosofi hanno dato a questo termine nel contesto generale della loro filosofia studiando le ragioni di quella particolare accezione e la linea di derivazione di quel particolare uso. Naturalmente, è possibile costruire su questa base molti percorsi didattici, utili come tutti i percorsi in cui lo studente sia messo in grado di seguire per questa via non solo l’evoluzione di una parola, ma di un’idea filosofica. I testi qui selezionati costituiscono uno di questi possibili percorsi.

“Il mito platonico della Caverna tra cinema e psicoanalisi” di Alessandro Studer

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Dianora Bardi

Alcuni anni fa, e in modo particolare nell’anno 1995, cioè nell’anno del primo centenario della nascita del Cinema (e guarda caso, della psicoanalisi), sui quotidiani, ma anche in riviste di buon livello, si era affermata l’idea che il Cinema stesse morendo e cioè che esso non avesse la forza espressiva necessaria per affrontare un terzo millennio certamente ricco di novità tecnologiche nel campo delle immagini visive. Si era messa in forte evidenza la inesorabile concorrenza, su questo piano, della televisione che, a sentire i sostenitori di una prossima “morte del cinema”, avrebbe sostituito, in toto, la sua funzione sociale e comunicativa di massa ma anche sussunto in sé lo stesso linguaggio cinematografico.

“Aristotele nell’Accademia Platonica. Le interpretazioni sul primo periodo della produzione filosofica aristotelica” di Alessandra Quintiliani

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Dianora Bardi

Una singolare concomitanza di eventi storici ci ha fatto pervenire di Aristotele solamente l’espressione dell’attività scolastica. Della produzione filosofica aristotelica, infatti, ci sono giunti integralmente solo i trattati del Corpus, ossia gli scritti sistematici che Aristotele compose per il suo insegnamento. Oltre a queste opere, dette acroamatiche o esoteriche, – perché destinate agli ascoltatori interni alla scuola -, il filosofo scrisse anche dei dialoghi destinati al pubblico, che lui stesso chiamò essoterici e di cui noi possediamo solo alcuni frammenti.

“Il Problema del destino dell’uomo nei miti greci dell’età arcaica” di Andrea Porcarelli

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Dianora Bardi

Interrogarsi sul proprio destino fa parte delle prerogative insite nella natura umana, tanto è vero che non vi è cultura in cui gli uomini non si siano posti – in modo più o meno articolato – tale domanda. Dal punto di vista teoretico dobbiamo rilevare soprattutto come la diversità delle risposte costituisca uno stimolo potente ad approfondire ulteriormente la ricerca, per avvicinarsi sempre di più a quella verità filosofica a cui tutti giustamente aspiriamo; dal punto di vista storico è certamente interessante chiedersi come gli uomini – nelle varie epoche e nelle varie culture – si sono posti le domande sul proprio destino, in quali condizioni di vita si trovavano, quali influssi li abbiano eventualmente suggestionati e quali fonti abbiamo per sapere tutto questo.