Dario Zucchello: Aristotele e la concezione greca della scienza

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Dianora Bardi

Con gli ultimi interventi in questo ciclo di incontri arriviamo a trattare alcuni degli aspetti che nella riflessione contemporanea sono stati individuati come segni originari della identità europea. Quando, negli anni più cupi della storia di questo secolo, a distanza di un decennio l’una dall’altra, due delle più significative personalità intellettuali del Novecento, Edmund Husserl e Karl Jaspers provarono a determinare ciò che appartiene più intimamente all’Europa, essi, risalendo il corso dei secoli, giunsero, autonomamente, a intendere l’Europa come forma spirituale con precise radici storiche, dotata di una specifica finalità e di una immanente tensione alla sua realizzazione.

Mario Trombino – La filosofia greca: Socrate e Platone

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Dianora Bardi

Le figure dei due filosofi di cui tratteremo in questa Lezione II, così come ci sono stati tramandate, hanno tratti talmente discordanti da apparire a prima vista ben difficilmente accostabili.

Socrate è un cittadino vissuto in povertà e dignità, come certamente tanti nell’Atene del tempo, ma non è inquadrabile in nessuno degli schemi dell’epoca a noi noti: non è un sofista, non è uno scienziato o l’uomo di una setta o di una corporazione. Ci viene presentato come un uomo libero che vive nella sua città rispettandone le convenzioni sociali, gli stili di vita, gli obblighi militari e così via, e fa quello che altri uomini come lui fanno. Ma allo stesso tempo è diverso da tutti gli altri. Ci viene descritto mentre partecipa ad una campagna militare, mentre festeggia la vittoria di un amico ad una gara poetica – e la festa vede, come è abitudine in Grecia, gli amici riuniti in simposio -, mentre passa le sue mattine al ginnasio. Ma, soprattutto, ci viene descritto come uomo che interroga. Che, implacabilmente, pone domande. Senza rapporti di denaro, senza tradizioni religiose alle spalle, senza nulla di nulla, se non se stesso e altri che con lui dialogano, avendo sullo sfondo la scena della città – piazza, ginnasio, casa di amici, prigione – dalla quale (pochi greci davvero lo sono stati) appare inseparabile.

Mario Trombino – Un percorso sulla dialettica nella filosofia greca

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Dianora Bardi

Già gli antichi osservavano che il termine dialettica non è usato dai filosofi greci con lo stesso significato. Come per molti altri termini filosofici, tuttavia, questi diversi usi hanno delle connessioni tra loro, sicché, se non è possibile una definizione univoca della dialettica, è però possibile una storia della dialettica: è possibile cioè seguire i diversi usi che i filosofi hanno dato a questo termine nel contesto generale della loro filosofia studiando le ragioni di quella particolare accezione e la linea di derivazione di quel particolare uso. Naturalmente, è possibile costruire su questa base molti percorsi didattici, utili come tutti i percorsi in cui lo studente sia messo in grado di seguire per questa via non solo l’evoluzione di una parola, ma di un’idea filosofica. I testi qui selezionati costituiscono uno di questi possibili percorsi.

La Filosofia Greca: l’età ellenistica

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Dianora Bardi

Se si guarda all’ellenismo sotto il profilo della conservazione dei documenti filosofici scritti, si osserva subito che quasi tutto è andato perduto: le scuole filosofiche attive in quel periodo (l’Accademia, il Liceo, Epicuro e le comunità epicuree, i primi filosofi stoici) hanno prodotto moltissimo, ma non è rimasto che molto poco.

Se però si guarda all’ellenismo sotto il profilo del rapporto tra il genere letterario prescelto e le finalità che la filosofia vuole raggiungere, e dunque la sua identità, si osserva subito che questo rapporto è leggibile anche dal poco che ci è rimasto.

Partiamo nella nostra indagine da Epicuro. Andiamo subito al cuore del problema e descriviamo uno ad uno i caratteri formali dei generi letterari utilizzati.

La Filosofia Greca: Aristotele

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Dianora Bardi

Quando Aristotele scrive il suo Protreptico – Platone era ancora vivo -, la tradizione che chiamiamo “filosofia” (1) era ormai ben consolidata. Non che avesse assunto una forma unificante: le ricerche di Platone e di Democrito, per citare i grandi esempi che egli ha davanti nel suo secolo, non erano riconducibili ad un comune denominatore né di contenuto né di metodo. Tuttavia Aristotele non ha alcuna difficoltà a definire filosofo l’uno e l’altro, e quando nel primo libro di quella che sarebbe divenuta la sua Metafisica si volge indietro ad elencare le posizioni dei suoi lontani e recenti predecessori sui problemi che sta esaminando, per imparare da loro e allo stesso tempo per imparare dai loro “errori”, la storia che traccia è storia di qualcosa che ai suoi occhi ha una chiara identità: è la tradizione della filosofia (2).

La Filosofia Greca: Socrate e Platone

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Dianora Bardi

Le figure dei due filosofi di cui tratteremo in questa Lezione II, così come ci sono stati tramandate, hanno tratti talmente discordanti da apparire a prima vista ben difficilmente accostabili.

Socrate è un cittadino vissuto in povertà e dignità, come certamente tanti nell’Atene del tempo, ma non è inquadrabile in nessuno degli schemi dell’epoca a noi noti: non è un sofista, non è uno scienziato o l’uomo di una setta o di una corporazione. Ci viene presentato come un uomo libero che vive nella sua città rispettandone le convenzioni sociali, gli stili di vita, gli obblighi militari e così via, e fa quello che altri uomini come lui fanno. Ma allo stesso tempo è diverso da tutti gli altri. Ci viene descritto mentre partecipa ad una campagna militare, mentre festeggia la vittoria di un amico ad una gara poetica – e la festa vede, come è abitudine in Grecia, gli amici riuniti in simposio -, mentre passa le sue mattine al ginnasio. Ma, soprattutto, ci viene descritto come uomo che interroga. Che, implacabilmente, pone domande. Senza rapporti di denaro, senza tradizioni religiose alle spalle, senza nulla di nulla, se non se stesso e altri che con lui dialogano, avendo sullo sfondo la scena della città – piazza, ginnasio, casa di amici, prigione – dalla quale (pochi greci davvero lo sono stati) appare inseparabile.

La Filosofia Greca: dai Poeti ai Sofisti

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Risorsa segnalata da Dianora Bardi

Nel libro primo della sua celebre indagine sulla Paideia greca, dedicato al periodo arcaico, Werner Jaeger tratta dei filosofi presocratici nel Capitolo IX, intitolato Il pensiero filosofico e la scoperta del cosmo. La filosofia quindi, nel suo panorama generale dell’epoca, occupa un posto a sé, distinto dagli altri. Tuttavia una parte notevole delle riflessioni di Jaeger è dedicata proprio a identificare che tipo di uomo fosse ciascuno dei filosofi rispetto ai poeti e agli scrittori, quale figura professionale e sociale ciascuno incarnasse: il che si rivela compito tutt’altro che agevole. E tutta la sua indagine connette in modo talmente fine la figura dei filosofi e le loro idee alla cultura della loro epoca che i contorni di ciò che si chiamerà filosofia sono appena distinguibili dalla generale sfera della visione del mondo che di quell’età ci è stata tramandata.