“Per una storia delle interpretazioni novecentesche di Hegel” di Alessandro Ceccarelli

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Dianora Bardi

Le pagine che seguono sviluppano un resoconto sintetico di alcune delle più note interpretazioni hegeliane nel secolo or ora trascorso. L’essenziale è comprendere quali aspetti della poderosa produzione hegeliana hanno prodotto le interpretazioni più fertili, così come anche le più grosse incomprensioni tra gli studiosi. E’ infatti un carattere importante, implicito nel pensiero idealistico che a partire da esso possano delinearsi posizioni opposte, conclusioni incompatibili. Il caso della scuola hegeliana, divisa tra una destra e una sinistra già a pochi anni dalla morte del maestro, è solo l’esempio più eclatante.

Maurizio Pancaldi – Guida allo studio della “Vita di Gesù” di Hegel

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Dianora Bardi

Hegel scrive questa Vita di Gesù tra il maggio e il luglio del 1795 durante il suo soggiorno a Berna. Si tratta, come afferma il titolo, di una esposizione storica della figura di Gesù che vuole essere “oggettiva”: essa dunque si basa certamente sui documenti neotestamentari (soprattutto il vangelo di Giovanni), ma opportunamente scelti e criticamente vagliati. Da essi vengono pertanto espunti tutti gli episodi riguardanti i miracoli e dal carattere strettamente teologico (quelli in cui Gesù afferma la propria divinità) per concentrarsi sull’aspetto dottrinale del messaggio evangelico di cui evidentemente si intende cogliere l’essenza. Quest’ultima è individuata nella dottina kantiana della virtù e della legge morale di cui Gesù sarebbe insieme il banditore e il modello di perfetta realizzazione: questi fattori costituiscono dunque anche il criterio ermeneutico con il quale Hegel legge, seleziona e presenta i testi. La vita, la figura e l’insegnamento di Gesù sono ricostruiti e seguiti dalla nascita alla morte attenendosi il più rigorosamente possibile all’empiricamente accertabile e all’umano, in ossequio al programma kantiano di abolizione progressiva della statutarietà delle chiese e delle loro dottrine positive, di riconduzione della religione “entro i limiti della pura ragione” e della sua riduzione a pura razionalità morale. Così Hegel produce una costante traduzione delle parole di Gesù in altrettante espressioni kantiane così come del filosofo di Koenigsberg tende a riproporre il tessuto concettuale e teoretico in merito alla dottrina dell’etica e della religione.

Carla Fabiani – Sintesi dei “Lineamenti della Filosofia del Diritto” di Hegel

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Dianora Bardi

Il metodo è ciò che distingue questo compendio da tutti gli altri. I presupposti di questo metodo qui adottato sono: Enciclopedia (1817) e Scienza della Logica (1812 -’16). Qui forma e contenuto sono essenzialmente legati, perché si sta parlando di Scienza. Nasce allora il problema di come esporre scientificamente la verità: la verità innanzitutto deve avere carattere ‘permanente’ dice Hegel polemizzando duramente con Fries e con la sua Etica in cui la verità viene riferita all’attualità. D’altra parte, dice Hegel, la verità sullo Stato è antica e nota, cioè è di dominio pubblico (con le leggi, etc.). Allora il problema della scienza del diritto non è di dire la verità del diritto (dell’eticità, dello Stato etc.) ma di fornire forma razionale a questo contenuto dato. Certamente c’è un rapporto di contraddizione fra il diritto universalmente noto e la forza del pensiero libero che vuole comprenderlo razionalmente e non accettarlo passivamente, ma il problema della Libertà (di pensiero) in rapporto allo Stato può essere risolto, nella misura in cui il mondo etico e lo Stato non possono costituire un problema per la ragione, in quanto essi stessi sono prodotti di ragione. D’altra parte, nel nostro tempo, dice Hegel, c’è chi filosoficamente mette in discussione la Verità del mondo etico credendo di possedere una sua propria verità contro quella.

Carla Fabiani – Breve introduzione ai “Lineamenti della Filosofia del Diritto” di Hegel

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Dianora Bardi

Questa Introduzione accompagna la Sintesi dei Lineamenti della Filosofia del Diritto di Hegel, condotta sulla edizione italiana curata da V. Cicero (Rusconi, Milano 1996).

Tutta la Filosofia del diritto è Scienza del diritto. Come dice Hegel, è l’Idea del Diritto; cioè è la realtà oggettiva (i rapporti oggettivi quali la proprietà, l’azione morale, la famiglia, la società civile, lo Stato) che lo Spirito (di un popolo) produce nella Storia ed è al contempo l’esposizione adeguata di questa realtà che si mostra intimamente razionale (arrivati alla fine del suo sviluppo storico possiamo esporne tutte le tappe, cogliendo il senso di questa totalità ormai dispiegata). Il cammino dello Spirito nel mondo è un cammino di Libertà; la realizzazione e la comprensione della Libertà è il contenuto filosofico della scienza del diritto.

Mario Trombino – L’irrequietezza dell’essere. Verità e bellezza nello “Spirito del Cristianesimo” di Hegel

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Dianora Bardi

Francoforte, 1799: il secolo si chiude tra conflitti drammatici, che chiamano a riflettere con urgenza sul presente. Il movimento della storia si fa vorticoso, la rivoluzione non può attendere. Un intellettuale che non vede chiaro sui destini del tempo e non conosce ancora la propria personale via da percorrere trova materia di riflessione sul presente nella storia. A Francoforte Hegel, senza dirci perché, sceglie i primordi. Con gli occhi alla Francia rivoluzionaria rilegge i suoi classici: Eschilo, la Bibbia, Gibbon, Shakespeare …