La miniatura medievale

Link risorsa

Tutti gli aspetti della miniatura medievale:

  • Etimologia del termine
  • L’illustrazione dal rotolo al codice
  • Rapporto con la storia dell’arte e periodizzazione
  • Lo scriptorium monastico
  • Il calligrafo e il miniatore
  • Lo sviluppo del mercato del libro e la nascita delle botteghe
  • Pittori e miniatori

Libri d’ore del duca di Berry

Link risorsa
Dianora Bardi

Approfondimento di Parodos.it sui l’ibri d’ore di Jean de Berry.

I sei libri d’ore dipinti per il duca Jean de Berry tra il 1380 e il 1416 costituiscono il gruppo di manoscrittti più prestigiosi del Medioevo. Vengono contraddistinti con le qualifiche che li designavano negli inventari ducali. Le sei opere, assai diverse tra loro, riflettono la curiosità ed i successivi gusti del duca, l’amatore più sagace del Medioevo, e costituiscono una silloge di quaranta anni di storia della pittura in Francia, nel suo progredire verso la conquista del realismo.

Elio Rindone, Il problema del tempo e della storia nella filosofia medioevale

Link risorsa
Dianora Bardi

L’uomo della Bibbia, come abbiamo visto, non ha paura della storia, non sogna una realizzazione al di fuori del tempo ma, al contrario, ritiene che proprio questo mondo vada trasformato secondo il progetto divino. La tradizione cristiana, invece, caratterizzata da una decisa svalutazione della vita terrena, ha orientato il desiderio dell’uomo verso una felicità paradisiaca posta al di là della storia. Come è potuto accadere ciò? Già lo studio delle opere dei Padri della chiesa permette di vedere come essi, utilizzando categorie interpretative estranee alla Bibbia, abbiano finito non di rado col travisarne il messaggio. Soprattutto il pensiero di Agostino merita di essere esaminato con particolare attenzione, perché è proprio la sua originale sintesi di elementi di varia provenienza che ha avuto la più larga influenza sulla cultura occidentale e che è comunemente considerata la tipica concezione cristiana della storia.

Elio Rindone, Il problema del male nel Medioevo

Link risorsa
Dianora Bardi

È noto che la storia dell’Occidente è erede di due grandi visioni del mondo, quella greca e quella biblica e, ancor più, della fusione, gradualmente realizzatasi, di questi due paradigmi. Per comprendere la concezione del male ancora oggi diffusa in Occidente è quindi necessario vedere come quelle due prospettive si sono intrecciate nel Medioevo. La cultura moderna ha a lungo dato un giudizio negativo sulla civiltà medievale mentre gli studiosi cattolici hanno visto nel pensiero di quell’età la sintesi insuperabile della ragione greca e della fede biblica. La situazione, però, è a poco a poco mutata: se la storiografia più avvertita oggi non parla più di ‘secoli bui’, la rivoluzione in campo esegetico, verificatasi nel ’900 anche in ambito cattolico, ha mostrato come la teologia medievale, utilizzando categorie interpretative estranee alla Bibbia, abbia finito spesso col travisarne il messaggio.

Elio Rindone, La felicità nel Medioevo

Link risorsa
Dianora Bardi

È noto che i pensatori medievali, che nutrivano un’autentica venerazione per le loro fonti, sono stati fortemente influenzati sia dalla Bibbia che dalla filosofia greca. Privi però degli strumenti filologici che mettono gli studiosi contemporanei in condizione di avvertire la distanza che separa questi due mondi, essi hanno letto la Scrittura con le categorie filosofiche della Grecia e i filosofi antichi con le categorie bibliche, finendo, quindi, col far dire a libri, che pur ritenevano ispirati e a cui volevano restare assolutamente fedeli, cose che i loro autori non immaginavano nemmeno. Di conseguenza, la cultura medievale, più che il coerente sviluppo del messaggio biblico originario, costituisce un’originale mescolanza di due prospettive che avevano ben poco in comune, tanto che uno dei problemi più urgenti per la chiesa, a giudizio di non pochi teologi cattolici, è proprio quello della deellenizzazione del cristianesimo.

Elio Rindone – Eros, Agape, Charitas. L’amore della Grecia classica alla fine del Medioevo

Link risorsa
Dianora Bardi

Pochi fenomeni sono noti come l’amore: tutti ne abbiamo fatto qualche esperienza, conosciamo l’appagamento che da esso deriva, le pene che comporta o il senso di vuoto che provoca la sua assenza. Ma siamo certi di sapere di cosa parliamo quando usiamo la parola ‘amore’? La questione, in realtà, è più complessa di quanto non sembri a prima vista. L’immagine che immediatamente si presenta alla mente è quella di una coppia di innamorati, giovani e felici; ma, se riflettiamo un po’, ci accorgiamo che noi usiamo la parola ‘amore’ anche in tanti altri casi, diversissimi tra loro: amo la birra, il mio gatto, i miei amici, la patria, la musica, i poveri, i nemici, Dio… E sono diversi non soltanto gli ‘oggetti’ del mio amore ma anche i modi in cui mi rapporto ad essi e le conseguenze che tali amori hanno su di me. Bevo la birra ma mi prendo cura del mio gatto, la componente genitale è coinvolta nel rapporto con la mia donna non in quello con i genitori o con i figli, la sensibilità mi aiuta a far del bene agli amici non ai nemici, godo nella contemplazione di un’opera d’arte ma mi sacrifico per i poveri… Atteggiamenti così diversi hanno qualcosa in comune?