Salvador Dali

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Dianora Bardi

Approfondimento di Parodos.it su Salvador Dalì.
Genio proteiforme, dominato da quella mobilità catalana che si ritrova in Picasso e Miró, manifestò assai presto la sua agilità intellettuale subendo tra il 1920 e il 1925 le simultanee tentazioni dell’accademismo (si formò all’istituto di belle arti di Madrid), del realismo olandese e spagnolo, del futurismo, del cubismo e del realismo di marca cubista del dopoguerra.

René Magritte

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Dianora Bardi

Approfondimento di Parodos.it su Renè Magritte.
Si iscrisse nel 1916 all’Accademia di belle arti di Bruxelles e dopo la guerra, insieme a Victor Servranckx (col quale scrisse il saggio inedito L’art pur défense de l’esthétique), lavorò come disegnatore nell’industria di carta da parati Peeters, lasciò in seguito l’impiego per guadagnarsi da vivere con manifesti e disegni pubblicitari. In questi anni conobbe L. T. Mesens – maestro di piano del fratello – col quale collaborò successivamente alle riviste «Oesophage» (numero unico) ed a «Marie».

Joan Mirò

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Dianora Bardi

Figlio di un orefice e orologiaio, mostrò presto di essere dotato per il disegno (i primi risalgono al 1901). Iscritto nel 1907 ad una scuola commerciale, seguì nel contempo i corsi della Scuola di belle arti della Lonja a Barcellona. Si impiegò come contabile in una drogheria (1910), ma si ammalò e nel 1911 si stabilì nella fattoria di Montroig in Catalogna, che i genitori avevano appena acquistato e che restò uno dei luoghi privilegiati della sua ispirazione. Ottenne allora di potersi dedicare interamente alla pittura e frequentò a Barcellona l’Accademia di Francisco Galì, il cui insegnamento liberale lo stimolò; si legò, nello stesso periodo, ad artisti catalani, tra i quali il ceramista Llorens Artigas, suo futuro collaboratore.
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Pablo Ruiz Picasso

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Dianora Bardi

Figlio di don José Luis Ruiz Blasco, insegnante di disegno e composizione artistica nonché curatore museale, e di Maria P y Lopez, il piccolo Pablo Ruiz (che presto sceglierà per sé il cognome materno per ostilità verso il padre) è costretto a seguire la famiglia nei continui spostamenti di residenza causati dai trasferimenti del padre. P mostra fin dall’infanzia una innata disposizione per l’arte: anche se manifesta versatilità e creatività la sua prima formazione è accademica e tradizionale. Infatti nel 1895 Ruiz viene chiamato alla Scuola La Lonja di Barcellona e il figlio è ammesso ai corsi superiori di disegno dal vero nonostante non abbia i vent’anni richiesti.

Henri Matisse

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Figlio di un mercante di granaglie venne avviato agli studi di legge e s’impiegò presso un avvocato a Saint-Quentin; nel 1890 cominciò a dedicarsi alla pittura e frequentò la scuola di Quentin-Latour. In seguito, tornato a Parigi nel 1892, s’iscrisse ali’Académie Julian dove si preparò al concorso di ammissione all’Accademia e seguì contemporaneamente i corsi serali dell’Ecole des arts décoratifs, dove conobbe Albert Marquet. Gustave Moreau ne notò i disegni e lo ammise al suo corso (marzo 1895) dispensandolo dalla prova di ammissione; M potè misurarsi con gli esempi dei maestri antichi e formare la sua personalità artistica. Conobbe Rouault, Camoin, Manguin, il pittore belga Evenepoel. I primi quadri di M rievocano l’atmosfera ovattata e l’oggettività poetica dei Nabis (Liseuse, 1895: Parigi, mnam), ma rivelano già un acuto interesse per la composizione del dipinto.
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Amedeo Modigliani

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Di famiglia ebraica, ebbe una difficile adolescenza anche a causa della sua salute delicata. Nel 1898 entrò nella Scuola di belle arti di Livorno, e seguì il corso di Guglielmo Micheli, artista minore che continuava la tradizione dei macchiaioli. Nel 1902 frequentò la Scuola di belle arti di Firenze, e l’anno successivo quella di Venezia.

Il Novecento

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L’intento di reagire violentemente al convenzionalismo e di ritrovare nell’arte la schiettezza e l’impeto dei primitivi, fece sorgere nei primi anni del XX secolo un movimento (Fauvisme) che ha il suo punto di partenza nella pittura di Paul Gauguin e di Vincent Van Gogh per poi acquisire tra i suoi maggiori esponenti Henry-Emile Matisse, André Derain, Georges Braque, Georges Rouault, ai quali derivò, per l’aggressività espressiva, tendente anche alla deformazione, ma sopratutto per la coloristica violenta delle opere esposte al “Salon d’Automne del 1905, il nome di Fauves (bestie).
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“Per una storia delle interpretazioni novecentesche di Hegel” di Alessandro Ceccarelli

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Dianora Bardi

Le pagine che seguono sviluppano un resoconto sintetico di alcune delle più note interpretazioni hegeliane nel secolo or ora trascorso. L’essenziale è comprendere quali aspetti della poderosa produzione hegeliana hanno prodotto le interpretazioni più fertili, così come anche le più grosse incomprensioni tra gli studiosi. E’ infatti un carattere importante, implicito nel pensiero idealistico che a partire da esso possano delinearsi posizioni opposte, conclusioni incompatibili. Il caso della scuola hegeliana, divisa tra una destra e una sinistra già a pochi anni dalla morte del maestro, è solo l’esempio più eclatante.

I fatti di Ungheria del 1956

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Dianora Bardi

Nel maggio del 2004 l’Ungheria entrerà nell’Unione Europea assieme a molte altre colonie tedesche. Per i lavoratori ungheresi ci sarà poco da festeggiare. Dopo aver assaggiato per tanti anni le delizie dell’occupazione politica sovietica si stanno ora sorbendo le meraviglie dell’occupazione economica dell’imperialismo tedesco.
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L’Europa del 1993

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Dianora Bardi

E’ ormai evidente che il mondo contemporaneo è entrato in una nuova epoca. E’ finita la “guerra fredda” tra est e ovest, i regimi del cosiddetto “socialismo reale” sono crollati, è emersa la consapevolezza che tutti i paesi del mondo sono fra loro dipendenti e interconnessi, si comincia finalmente a parlare della possibilità concreta di costituire gli Stati Uniti d’Europa (a cui gli stessi paesi est-europei vogliono partecipare a pieno titolo).
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