Carla Fabiani – L’origine dello Stato. Un percorso da Platone a Marx

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Dianora Bardi

Il maestro di Platone, Socrate, rappresentò per lui non solo un esempio di sapienza e di ricerca teorica della verità, attraverso il continuo dialogare, ma anche un esempio morale e politico di comportamento nei confronti della comunità, della polis e del potere.

Fin dall’inizio della sua ricerca teorica, Platone si avvicina alla filosofia intesa socraticamente come scienza non solo teoretica – ricerca della verità – ma anche pratica e morale – come scienza del bene e del male – ; il piano puramente teorico del pensiero, del ragionamento, della discussione intorno alla verità delle cose viene tenuto insieme a quello del comportamento morale, del rapporto politico fra il cittadino e la polis, fra l’individuo e la comunità. La ricerca della verità è, per Socrate, consapevolezza di ciò che è bene e di ciò che è male; ricerca che avviene in un contesto di rapporti umani, politici e sociali, quale era quello della polis (Atene) nel corso del V secolo a. C.

Dario Zucchello – Che cos’è la filosofia? Concezioni greche: Platone, Aristotele, Epicuro

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Dianora Bardi

Nella tarda antichità, nel commentatore neoplatonico Ammonio di Ermia [V secolo], sono attestate sei diverse definizioni di philosophia:

  • la filosofia è conoscenza dell’essere in quanto essere;
  • la filosofia è conoscenza delle cose umane e divine;
  • la filosofia è meditazione della morte [meletê thanatou];
  • la filosofia è imitazione di dio [omoiôsis theô/’], per quanto ciò è possibile all’uomo;
  • la filosofia è arte delle arti e scienza delle scienze;
  • la filosofia è amore della sapienza.

Mario Trombino – La filosofia greca: Socrate e Platone

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Dianora Bardi

Le figure dei due filosofi di cui tratteremo in questa Lezione II, così come ci sono stati tramandate, hanno tratti talmente discordanti da apparire a prima vista ben difficilmente accostabili.

Socrate è un cittadino vissuto in povertà e dignità, come certamente tanti nell’Atene del tempo, ma non è inquadrabile in nessuno degli schemi dell’epoca a noi noti: non è un sofista, non è uno scienziato o l’uomo di una setta o di una corporazione. Ci viene presentato come un uomo libero che vive nella sua città rispettandone le convenzioni sociali, gli stili di vita, gli obblighi militari e così via, e fa quello che altri uomini come lui fanno. Ma allo stesso tempo è diverso da tutti gli altri. Ci viene descritto mentre partecipa ad una campagna militare, mentre festeggia la vittoria di un amico ad una gara poetica – e la festa vede, come è abitudine in Grecia, gli amici riuniti in simposio -, mentre passa le sue mattine al ginnasio. Ma, soprattutto, ci viene descritto come uomo che interroga. Che, implacabilmente, pone domande. Senza rapporti di denaro, senza tradizioni religiose alle spalle, senza nulla di nulla, se non se stesso e altri che con lui dialogano, avendo sullo sfondo la scena della città – piazza, ginnasio, casa di amici, prigione – dalla quale (pochi greci davvero lo sono stati) appare inseparabile.

“Il mito platonico della Caverna tra cinema e psicoanalisi” di Alessandro Studer

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Dianora Bardi

Alcuni anni fa, e in modo particolare nell’anno 1995, cioè nell’anno del primo centenario della nascita del Cinema (e guarda caso, della psicoanalisi), sui quotidiani, ma anche in riviste di buon livello, si era affermata l’idea che il Cinema stesse morendo e cioè che esso non avesse la forza espressiva necessaria per affrontare un terzo millennio certamente ricco di novità tecnologiche nel campo delle immagini visive. Si era messa in forte evidenza la inesorabile concorrenza, su questo piano, della televisione che, a sentire i sostenitori di una prossima “morte del cinema”, avrebbe sostituito, in toto, la sua funzione sociale e comunicativa di massa ma anche sussunto in sé lo stesso linguaggio cinematografico.

“Aristotele nell’Accademia Platonica. Le interpretazioni sul primo periodo della produzione filosofica aristotelica” di Alessandra Quintiliani

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Dianora Bardi

Una singolare concomitanza di eventi storici ci ha fatto pervenire di Aristotele solamente l’espressione dell’attività scolastica. Della produzione filosofica aristotelica, infatti, ci sono giunti integralmente solo i trattati del Corpus, ossia gli scritti sistematici che Aristotele compose per il suo insegnamento. Oltre a queste opere, dette acroamatiche o esoteriche, – perché destinate agli ascoltatori interni alla scuola -, il filosofo scrisse anche dei dialoghi destinati al pubblico, che lui stesso chiamò essoterici e di cui noi possediamo solo alcuni frammenti.

Mario Trombino – Il “Simposio” di Platone e i suoi lettori

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Dianora Bardi

Leggevo l’estate scorsa una storia di Venezia scritta da un americano, ed ero da qualche parte del delta del Po, in vacanza con la famiglia. L’Adriatico, lungo le cui spiagge tutti i giorni passeggiavamo, per una sorta di effetto storico cui la mia immaginazione andava soggetta, mi sembrava accompagnasse ancora con le sue acque le navi veneziane di pattuglia. Immaginavo che laggiù all’orizzonte passasse una piccola flotta di galere e provavo a pensare che tipo di vita i nobili, pochi ma sempre presenti a bordo, potessero condurre. Provavo a immaginare i loro pensieri, i pensieri di gente colta, ma allo stesso tempo pratica, gente capace di andar per mare e gestire diplomazia e grande commercio internazionale. Gente per nulla provinciale. E mentre pensavo al mio e al nostro provincialismo, alla nostra chiusura, giunsi a quel capitolo del libro in cui si parla della cultura umanista del Cinquecento e degli storici della Repubblica. E di Bembo, storico ufficiale, incaricato dalla Signoria di scrivere la storia della sua città. E in quella pagina, che rievocava la personalità del Bembo per spiegare le ragioni della scelta della Signoria, leggevo: “Molto successo e numerose edizioni ebbero gli Asolani, un dialogo sull’amore che echeggia in più punti il dialogo platonico sullo stesso argomento, ma che ci dà in lingua italiana la rappresentazione di un convegno raffinato, e molto italiano, nella villa di Asolo di Caterina Corner, esule regina di Cipro. In età matura il Bembo divenne un’autorità in tema di amore platonico, ma in questo dialogo, cominciato quando era poco più che ventenne e palpitava ancora per le vicende amorose con le sue prime tre amanti, egli dà prova di eloquenza non minore riguardo ai tormenti, alle gioie e ai benefici effetti dell’attrazione fisica fra uomini e donne”

Graziella Morselli – Tra il “Simposio” e il “Fedro”: l’eros assente

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Dianora Bardi

La figura di Diotima, che appare tra i personaggi del dialogo platonico Simposio, è un topos ben noto della letteratura filosofica, ma ultimamente ha assunto un valore emblematico, attraverso gli studi filosofici detti “della differenza”, a causa della polemica accesa da questa corrente sulla linea patrilineare del sapere. In parte lo spunto si è trovato nel pensiero di Maria Zambrano, la quale ha dato corpo e sostanza speculativa alla sacerdotessa di Mantinea (la cui esistenza è per lo più messa in discussione da filologi ed esegeti) e ha interpretato le parole attribuitele da Platone in modo del tutto distante dalla metafisica dell’Eros sublimato: in tal modo Diotima è divenuta depositaria della sapienza primigenia, “come una sorgente da cui tutti bevono e si rinfrescano……ma nessuno penetra nella profondità da cui sgorga la sua ninfa nascosta….”

Dario Zucchello – Guida allo studio del “Menone” di Platone

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Dianora Bardi

Il Menone di Platone è stato considerato, come ebbe a notare un editore [Guthrie], una sorta di microcosmo dell’intera serie dei dialoghi platonici. I temi che lo caratterizzano, infatti, sembrano saldare la riflessione giovanile contenuta nei primi testi pubblicati [in ordine alfabetico Apologia, Carmide, Critone, Eutidemo, Eutifrone, Gorgia, Ippia Maggiore, Ippia Minore, Ione, Lachete, Liside, Menesseno, Protagora, Repubblica I] – probabilmente per lo più composti anteriormente al primo viaggio in Sicilia [387 a.C.] – a quella matura, posteriore alla fondazione della Accademia [al ritorno dalla esperienza in Magna Grecia], del gruppo Fedone, Simposio, Repubblica, Fedro [secondo una plausibile ricostruzione cronologica cui possiamo problematicamente collegare anche il Cratilo, a ridosso del Fedone, e Parmenide e Teeteto, prossimi al Fedro]

Mario Trombino – Il “Protagora” di Platone come discorso sui metodi

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Dianora Bardi

I tentativi di codificazione delle procedure per far filosofia si espongono al giustificato sospetto di voler imbrigliare il libero pensiero – “vivente”, per usare un termine della tradizione francese – in formule e regole e di ridurre così il lavoro filosofico a tecnologia della comunicazione.

Tuttavia lo studio dei classici offre precise distinzioni di metodo. La consapevolezza della pluralità delle forme del lavoro filosofico che appartengono alla storia della filosofia, se può degenerare in pura tecnologia della comunicazione che pone vincoli al libero pensiero, forse può anche, diversamente indirizzata, rivelarsi uno strumento del pensiero, una acquisto di libertà come ogni forma diversa in cui la vita possa esprimersi. Il sospetto in negativo è ben giustificato e la letteratura in merito è convincente; ma anche quest’ultima tesi va studiata, non essendo manifestamente infondata. Dopo tutto i filosofi hanno perseguito tenacemente nella ricerca di metodi e, quando hanno lavorato in comune, hanno spesso seguito procedure rigorose. Naturalmente, parlando di una consapevolezza diversamente indirizzata ci riferiamo all’idea che i metodi e le procedure siano strumenti, da utilizzare o meno a seconda della libera decisione dei soggetti della ricerca, e dunque siano molti, chiaramente descritti, ben noti nei loro pregi e difetti.

Mario Trombino – Nota introduttiva al “Protagora” di Platone

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Dianora Bardi

Come per tutte le altre opere di Platone, non è possibile definire una cronologia del Protagora. Due le ipotesi maggiormente discusse:

  • che si tratti di uno dei primi dialoghi, addirittura risalente al periodo in cui Socrate era ancora vivo;
  • che sia da collocarsi dopo i dialoghi aporetici, e costituisca quindi il punto di arrivo della riflessione del giovane Platone su Socrate.

Quanto alla data in cui il dialogo è immaginato, bisogna supporre una data intorno al 430, ma analisi di dettaglio mostrano in realtà l’impossibilità di definire un momento storico preciso.

La Filosofia Greca: Socrate e Platone

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Dianora Bardi

Le figure dei due filosofi di cui tratteremo in questa Lezione II, così come ci sono stati tramandate, hanno tratti talmente discordanti da apparire a prima vista ben difficilmente accostabili.

Socrate è un cittadino vissuto in povertà e dignità, come certamente tanti nell’Atene del tempo, ma non è inquadrabile in nessuno degli schemi dell’epoca a noi noti: non è un sofista, non è uno scienziato o l’uomo di una setta o di una corporazione. Ci viene presentato come un uomo libero che vive nella sua città rispettandone le convenzioni sociali, gli stili di vita, gli obblighi militari e così via, e fa quello che altri uomini come lui fanno. Ma allo stesso tempo è diverso da tutti gli altri. Ci viene descritto mentre partecipa ad una campagna militare, mentre festeggia la vittoria di un amico ad una gara poetica – e la festa vede, come è abitudine in Grecia, gli amici riuniti in simposio -, mentre passa le sue mattine al ginnasio. Ma, soprattutto, ci viene descritto come uomo che interroga. Che, implacabilmente, pone domande. Senza rapporti di denaro, senza tradizioni religiose alle spalle, senza nulla di nulla, se non se stesso e altri che con lui dialogano, avendo sullo sfondo la scena della città – piazza, ginnasio, casa di amici, prigione – dalla quale (pochi greci davvero lo sono stati) appare inseparabile.